Il mio viaggio in ipnosi

Il mio viaggio in ipnosi

Nel mese di giugno, per il mio compleanno, mi è stato fatto un regalo davvero prezioso, una seduta di ipnosi da me tanto desiderata ed attesa.

Innanzitutto, è stato necessario stabilire un obiettivo, con la formula giusta, che piaccia all’inconscio, al quale non si adattano ad esempio le frasi al negativo.

Nel mio caso volevo far diminuire gli attacchi feroci di emicrania, che mi accompagnano da sempre, ma che in alcuni momenti particolari di vita si riattivano con prepotenza. 

Provo a ricordare e a descrivere, con qualche filtro ovviamente, il mio viaggio.

Fatta rilassare su una poltrona, in un ambiente confortevole, la mia terapista mi ha accompagnato con le parole.

Guidata da lei ho immaginato e percepito un raggio di sole al centro della mia testa, il cui leggero calore si è espanso a tutto il corpo.

Mi sono ritrovata così in un prato con l’erba appena tagliata, alberi e fiori.  Lì ho trovato una panchina, blu, di ferro, su cui mi sono seduta. Accanto a me è comparsa mia mamma, vestita con abiti leggeri e di colore chiaro.  Ho iniziato a camminare e la mia terapista mi ha invitato a darle la mano, ma io ho preferito proseguire da sola.

Poco dopo mi trovo davanti ad un burrone, buio e roccioso. Decido di saltarci dentro ed atterro in piedi. Arriva un raggio di sole, ma le pareti si fanno sempre più strette, mi “chiudono” in uno spazio limitato e per questo decido di scalare le rocce.

Incontro varie persone nel mio percorso, tra cui mio papà. Figura intorno a cui si svolge un po’ tutto.

Mi riaffiora un ricordo di vissuto e proseguo il mio cammino, entrando in un bosco abbraccio un albero. Mi rendo conto che non è potente come pensavo, è esile. Sembra sia io a reggerlo.

Torno al punto di partenza, il prato con la panchina blu. Ci torno da sola. Ad attendermi c’è mia mamma. In mano ha uno scrigno di legno. Lo apro, mi aspetto gioielli ed invece è un carillon. All’interno una ballerina gira in arabesque. E’ snella, indossa un tutù rosa ed è molto elegante. Richiudo lo scrigno e lo porto a casa. Lo metto sul davanzale della mia camera da letto.

A questo punto la terapista mi dice che il nostro viaggio è terminato.

Mi rendo subito conto che è stato intenso e nitido. Ciò che mi stupisce è la totale assenza di percezione del tempo che è trascorso. Guardando l’orologio, infatti, realizzo che quelli che a me sono sembrati pochi minuti sono in realtà due ore.

La terapista mi spiega alcune cose, che però ho la sensazione di sapere già. Il mio desiderio di proseguire da sola, la presenza rassicurante di mia mamma, la figura imponente di mio papà, l’albero raffigurante l’uomo, che una volta abbracciato si rivela per quello che è: meno forte di me.

Inizio a percepire un cambiamento il giorno seguente. Mi stupisco.

Salto una notte di sonno, negli stessi giorni infatti ricevo l’ennesimo attacco crudele da parte di una persona a me in quel momento vicina. Sembra arrivare l’emicrania, ma non accade. Ritrovo prima del previsto il mio equilibrio.

A questa prima seduta, ne seguiranno altre a due, a distanza di alcuni mesi tra loro. Gli obiettivi cambiano di volta in volta, ma hanno sempre un filo comune.

Il modo per farmi arrivare allo stato di rilassamento muta, ma il punto di partenza è sempre lo stesso, il bel prato verde, in cui tutto va bene.

Vi invito a leggere ed ascoltare il contributo della Dott.ssa Lucia Attolico:

Ida Vanacore

Fondatrice ed ideatrice creativa di unamammaperamica 

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