101 desideri

101 desideri

Ieri sera la mia bimba mi ha chiesto quali fossero i miei sogni. Mi ha colto di sorpresa. Per metterli a fuoco ci ho messo un po’. Mi è tornato così in mente un bellissimo discorso di Igor Sibaldi, che le ho riportato e che riassumo qui.

Igor Sibaldi è uno studioso di teologia, filologia, filosofia, storia delle religioni ed è autore di varie opere di narrativa e teatro. Il discorso a cui mi riferisco è quello relativo ai 101 desideri.

Desiderare, deriva dal latino, sidera, stelle, ed è il contrario di considerare.

Gli antichi consultavano molto gli astri e gli oracoli, nel medioevo una delle sette arti obbligatorie alla laurea era l’astrologia.

Considerare, vuol dire che io guardo le stelle come sono messe e mi adeguo. Desiderare, che vedo come sono allineate le stelle e non mi importa, io voglio un’altra cosa. Diverso ancora è scegliere, ovvero prendere ciò che c’è. La scelta può essere utile solo per inventare un’alternativa, perché quando scegli una parte di te ha comunque perso.

Tornando al desiderare, significa volere di più rispetto a quello che qualsiasi scelta ti propone. Se desideri e basta però arriva la malinconia. Bisogna mettere in moto qualcosa in più, il volere. Uno dei verbi più fraintesi nella lingua italiana. Il volere è qualcosa che c’è o non c’è. Il volere è simile ad un vento, viene su due/tre volte al giorno e ti dice “Dove si va?”. La maggior parte delle persone, io ne ho dato prova la scorsa sera, non ha una risposta pronta, per cui il vento va oltre.

Il volere rientra nelle aree più vaste della psiche e ti prepara il terreno ovunque vai, ma è necessario essere pronti.

Ci sono però alcune regole da rispettare. Il volere necessita di risposte chiare e precise. Non accetta negazioni, così come il nostro cervello, ed aggiungo anche il nostro inconscio. I desideri devono iniziare con “io voglio”. La frase che compone il desiderio non deve superare le quattordici parole. Perché quattordici? È la lunghezza di una frase che può essere pronunciata tutta d’un fiato. È bene nei propri desideri lasciare la porta aperta. Non si fanno paragoni, altrimenti viene fuori l’invidia, il guardare storto, e si finisce per non guardare nella direzione di ciò che si vuole. Niente desideri seriali. Ogni desiderio deve meravigliarti. Non è possibile desiderare per altri. No ai diminutivi. Consiglio dell’autore, metterne di assurdi ed improvvisi, sono quelli che si realizzano prima.

Sibaldi consiglia di individuare e scrivere 150 desideri, che non è cosa da poco, in media ci si impiega un anno. Si scoprono così continenti interiori. Una volta terminati i 150 desideri, ne vanno riscritti in bella 101. E cosa accade? Chi lo sa, forse niente o forse tutto. Intanto hai le risposte pronte da dare al volere quando arriva.

Ida Vanacore

Fondatrice ed ideatrice creativa di unamammaperamica 

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